La storia dell’omicidio di Olof Palme, primo ministro svedese ucciso il 28 febbraio 1986 a Stoccolma: il cinema, gli spari, il caso Christer Pettersson e il sospetto su Stig Engström.
Olof Palme era il primo ministro della Svezia quando, la sera del 28 febbraio 1986, venne ucciso nel centro di Stoccolma. Aveva appena lasciato il cinema con la moglie Lisbeth e stava tornando a casa a piedi, senza scorta. Era una scelta coerente con l’immagine di un Paese abituato a vedere i propri leader muoversi nella vita quotidiana con una normalità quasi impensabile altrove.
Pochi minuti dopo, su Sveavägen, un uomo gli sparò alle spalle. Palme morì sul posto; Lisbeth Palme rimase ferita di striscio da un secondo colpo. L’assassino fuggì nelle strade laterali e sparì. Da quella notte, la Svezia non fu più la stessa: il delitto colpì non solo un capo di governo, ma anche l’idea di sicurezza e fiducia su cui il Paese aveva costruito parte della propria identità pubblica.

Olof Palme: la sera del cinema e la fuga dell’assassino
Palme era una figura politica molto amata e molto contestata. Socialdemocratico, protagonista della politica svedese tra gli anni Sessanta e Ottanta, aveva una forte visibilità internazionale: criticò la guerra del Vietnam, prese posizione contro l’apartheid e sostenne movimenti anticoloniali. Proprio questa esposizione alimentò, dopo l’omicidio, una quantità enorme di piste e teorie: estremisti di destra, servizi stranieri, Sudafrica, PKK, ambienti ostili alla sua politica.
La prima grande svolta giudiziaria arrivò con Christer Pettersson, condannato nel 1989 per l’omicidio dopo il riconoscimento da parte di Lisbeth Palme. La condanna, però, venne annullata in appello pochi mesi dopo. Mancavano l’arma del delitto, un movente solido e prove capaci di reggere definitivamente.
Stig Engström e il caso chiuso senza processo
Nel 2020 la procura svedese indicò come principale sospettato Stig Engström, noto come “l’uomo Skandia”, perché lavorava in un edificio vicino al luogo dell’omicidio. Engström era morto nel 2000, quindi non poteva essere processato. Per questo l’indagine venne chiusa: secondo il procuratore dell’epoca, le circostanze raccolte puntavano verso di lui, ma mancava ormai la possibilità di un giudizio.
Nel 2025, però, un nuovo esame ha reso il quadro ancora più prudente: il procuratore Lennart Guné ha dichiarato che le prove non erano sufficienti per identificare Engström come autore del delitto e ha deciso di non riaprire l’inchiesta. Il caso resta quindi chiuso formalmente, ma senza un colpevole condannato in via definitiva.
L’omicidio di Olof Palme rimane una delle ferite più profonde della storia europea recente: un premier assassinato in strada, un’indagine gigantesca, migliaia di testimonianze e confessioni, e una verità giudiziaria mai arrivata davvero.